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Storia

Sul litorale jonico sorge a circa 34 Km da Taormina, la città di Santa Teresa di Riva le cui origini non molto chiare, si fanno risalire all’epoca dei Fenici.

Sembra che, negli antichissimi secoli un nucleo di fenici si sia stabilito sulla sponda sinistra del torrente Agrò, proprio sotto Savoca, in quella zona dell’entroterra del quartiere Barracca compresa tra Bolina, Catalmo, Scorsonello e Cantidati, fondandovi la città di Phoenix, chiamata così in onore della patria lontana.

Dell’esistenza della città di Phoenix parla lo storico Appiano Alessandrino, il quale sostiene che già nel 36 a. C., durante la guerra civile tra Sesto Pompeo e Ottaviano, il primo trovò rifugio con le sue legioni a Phoenix.

Riferisce il cappuccino Padre Giampietro Rigano da Santa Teresa, in un suo manoscritto del 1993, che attorno agli anni 1877/78, durante la costruzione del terrapieno che doveva costituire il rilevato ferroviario in contrada Bolina, furono trovati pozzi antichissimi, ruderi ed anticaglie ad indicare proprio l’esistenza di qualche antica città.

Inoltre, attorno al 1870/75, durante la demolizione dei ruderi di un’antichissima torre (Bolina o Avarna), si rinvennero avanzi di statue di marmo, mezzi busti marmorei, marmi, vasi cinerari e vasi di creta ben lavorati a testimonianza di un’antica civiltà.

Altro fortissimo argomento che prova l’esistenza di questa città si deduce da ciò che fu trovato nella proprietà del Duca Avarna, allorquando si estraeva la sabbia per riempire i burroni e farvi il piano dove sorge adesso la stazione ferroviaria.

Dice Padre Giampietro Rigano: “chiunque guarda il piano ben livellato della stazione sappia che ivi esisteva un profondissimo burrone che per riempirlo si è dovuta spostare tutta la terra sovrastante, specialmente i due colli che si prolungavano fino a basso. Or nel sottosuolo, fra questi due colli, si rinvennero i resti di un età antichissima: era il cimitero scomparso, perché seppellito dalle acque torrenziali di tanti secoli che vi trasportarono sabbia e altro materiale.

Si trovarono quindi sepolture, antiche tombe, cadaveri sepolti e, nelle tombe oggetti preziosi, catenelle d’argento, oggetti d’oro, e poi lacrimatori, anforette, oggetti funerari, tutti in stile orientale e greco”.

Altri ritrovamenti di tombe e di antichi reperti furono fatti in contrada Santa Marina, sul margine sinistro del torrente Savoca, tra l’abitato di Bucalo e di Furci Siculo.

La città di Phoenix essendo situata alla foce del torrente Agrò, per le enormi quantità di terriccio e detriti che le acque portavano a valle, per le continue incursioni dei pirati, si spopolò.

Gli abitanti tendevano a rifugiarsi sulle alture dando origine a nuove forme di vita urbana. Ecco che nasce la città di Savoca. Questo dovette accadere intorno al 1200-1300.

Da questo momento in poi la cittadina di Savoca divenne molto fiorente e prosperò per diversi secoli fino a quando, verso il 1500, gran parte della popolazione con la cacciata dei pirati riscese a valle formando un agglomerato urbano denominato Marina di Savoca.

Savoca ormai quasi spopolata fu sopraffatta nel 1853 dalla suddetta Marina di Savoca ed in seguito ad una deliberazione di Ferdinando II di Borbone fu considerata comune autonomo.

Assunse il nome di Santa Teresa, come atto di omaggio dei cittadini verso Ferdinando II, poiché la sua seconda moglie si chiamava Maria Teresa d’Austria.

Nel 1854 Santa Teresa si staccò del tutto da Savoca e tutti gli uffici governativi furono trasportati alla Marina: Pretura, carceri, ufficio imposte ecc..

Nel 1923 Furci Siculo, che faceva parte di Santa Teresa si separò e formò comune a sé.

Per distinguere Santa Teresa da altri paesi omonimi, fu aggiunto l’appellativo di “Riva” perché sorge in riva al mare.